martedì 31 marzo 2009

Monreale. Riceviamo e pubbliamo dal Seminarista Giuseppe Vasi

Riflessione sulla Domenica delle Palme.
Quale seminarista ormai prossimo al sacerdozio,(legato alla propie tradizioni religiose) do il mio piccolo contributo al forum con una riflessione che ci puo essere di valido sostegno nell'avvicinarsi ormai della settimana Santa,Domenica delle PALME 05-04-2009(prendiamo la bibbia e ricerchiamo e leggiamo questi passi)Prima: Is 50, 4-7; Seconda: Fil 2,6-11 Vangelo: Mc 14,1-15,47Il fatto che un uomo soffra attira la nostra attenzione. Il fatto che soffra volontariamente e soffra per un altro, non sempre rientra nelle nostre categorie comuni. La liturgia di oggi ci mette sotto gli occhi la sofferenza volontaria di Gesù Cristo. "Nella sua condizione di uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce" MESSAGGIO DOTTRINALEIl realismo della passione di Gesù Cristo. Il vangelo di san Marco è quello che con più realismo e perfino con una certa crudezza ci narra la passione di Gesù. La profezia del Servo di Javeh è divenuta insufficiente, per quanto le sue espressioni, all’ascolto, impressionino: colpi sulle spalle, scherni tirandogli la barba, insulti e sputi. Gesù realizza e vive una passione fisica, che scuote tutto il suo corpo; e una passione morale, una passione del cuore, che snerva la sua anima e quasi la paralizza. Sul Getsemani Gesù soffre paura, angoscia, tristezza mortale ed è preso ed ammanettato con violenza dalla gente che era venuta a lui con spade e bastoni. Nel sinedrio, dopo essere stato considerato blasfemo, alcuni cominciarono a colpirlo e a dargli degli schiaffi. Nel pretorio, i soldati romani intrecciarono una corona di spine e gliela cinsero. Sempre qui, lo colpivano sulla testa con una canna, gli sputavano, e, mettendosi in ginocchio, gli rendevano omaggio. Marco recisamente scrive: "Dopo lo crocifissero" (15, 24). L’evangelista termina il racconto dicendo: "Gesù, lanciando un forte grido, spirò" (15,37). Grido di dolore, grido in cui riassume tutta la passione. IL VANGELO OGGI.Una solitudine accompagnata. Nella società attuale non sono poche le persone che vivono in solitudine e che la sentono come una pesante lastra di pietra sopra le loro vite. Gli anziani che si sentono soli, abbandonati forse dalla loro stessa famiglia. I bambini orfani, e quelli abbandonati dai genitori alla porta di un ospedale o nell’atrio di una chiesa. I mendicanti che non hanno famiglia né un tetto sotto il quale rifugiarsi. I giovani che vivono "soli" e non poche volte con angoscia i primi problemi dell’esistenza: il vuoto di senso, l’impossibilità di un lavoro, l’angoscia di fronte al futuro, il rifugio fugace e ingannevole della droga, del sesso, dell’alcool. La solitudine degli immigranti, strappati dalle loro radici naturali, dalla loro patria e famiglia, e non poche volte maltrattati. Questi solitari forzati, e tutti gli altri che ci possono essere nel nostro ambiente, debbono trovare nei cristiani una compagnia buona e sincera, un’accoglienza fraterna, un aiuto efficace, una solidarietà aperta e perfino contro corrente, una compassione veramente cordiale. Sappiano inoltre questi solitari forzati che Gesù Cristo li accompagna nella loro solitudine e in un certo modo la vive e la condivide con loro; non soltanto questo, ma anche che Cristo assume e redime la loro solitudine con la propria, durante la sua passione e morte sulla croce. Cristo nella sua atroce solitudine seppe di essere accompagnato misteriosamente dal Padre, da sua madre Maria, dalle sante donne. Nella più inclemente solitudine, l’uomo deve sapere che qualcuno lo accompagna e prega per lui, che Qualcuno è al suo fianco.Fiducia nel dolore. È uno dei meravigliosi insegnamenti che Gesù Cristo lascia, come una bandiera sul Golgota, all’uomo concreto e all’umanità intera. Nessuno ha sofferto come Gesù, e nessuno come Gesù ha avuto tanta fiducia in mezzo alla sofferenza crudele e spietata. A colui che crede, il dolore non fa perdere la fiducia. Quando soffri, come reagisci? Con ira contro la società, contro il tuo destino, contro Dio stesso? Con debolezza fino al punto di essere tentato al suicidio o all’eutanasia? Con stoica rassegnazione di fronte all’inevitabile? Con una fiducia matura, grande, piena di fede, luminosa di fronte al futuro? Dimmi come soffri, e ti dirò chi sei. L’atteggiamento fiducioso di Cristo nel suo Padre celeste e verso il futuro illumini noi, che siamo cristiani.
Buon Cammino, Giuseppe Vasi

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